LA STORIA

Forse è proprio vero che si nasce sempre due volte: una per esistere, l'altra per vivere. Il San Giusto le Bagnese aderisce in pieno all'afo­risma e propone una storia caratterizzata da due natalità. La prima è avvenuta nel 1974, quando ll Viola Club San Giusto, il primo nucleo della futura società giallorossa, dette vita al San Giusto Le Bagnese.

Uno dei perni strutturali è una squadra amatori iscritta al torneo Uisp, alla quale si affianca ben presto la sua equivalente iscritta ai campionati Figc, poi un vero e proprio settore giovanile strutturato.

Nell'aria da tempo, a inizio anni Novanta - nel 1992 nello specifico - va in porto la fusione con il vicino e ambizioso Scandicci. La collaborazione ha però vita bre­ve e nel 1994 il San Giusto le Bagnese torna a correre da solo, ripartendo ancora una volta da una squadra amatori: è quella dello storico circolo XXV Aprile di via Bronzino, la cui responsabile è Rossella Buchetti, che unisce le proprie forze con la rinata società giallorossa.

L'ultimo decennio del secolo scorso e i primi anni Duemi­la seguono il percorso precedente: il San Giusto riorganizza tutte le proprie squadre, dalla prima fino alla scuola calcio passando per il settore giovanile, un processo graduale che arriva a compimento pochi anni fa. Ma la storia del San Giusto è anche la storia del grande impegno personale del suo uomo più rappresentativo, Roberto Nutini, che dal 1994 ne è il presidente. Quando pensate a qualcuno che ama lavorare senza salire sul piedistallo e che ha una voca­zione per il sociale che è quasi una missione di vita potete tranquillamente pensare a Nutini, che da ventisette anni ricopre la massima carica so­cietaria ma è dentro le vicende calcistiche di Le Bagnese da molto prima: entra in società infatti nel 1985, dapprima come consigliere, poi come vicepresidente; vive il processo di fusione con Io Scandicci, poi rimette in moto la macchina del San Giusto e lo guida nel suo nuovo perso in au­tonomia L'impegno sociale di Nutini in ogni caso non si esaurisce con il San Giusto, che eppure di per sé ha un altissimo contenuto di capitale per la sua comunità di riferimento.

La società giallorossa è espressione di un quartiere che sul piano urbanistico funge da raccordo fra Firenze e Scandicci, punto di unione fra gli sviluppi urba­nistici del capoluogo e quelli del comune sulla Greve; nel secondo dopoguerra qui si costruisce molto e il cemento la fa da padrone, soffocando i terreni preesistenti per costruire nuclei abitativi popolosi concedendo pochi spazi verdi ai futuri residenti. Su uno di questi nasce il rettangolo di gioco dove il San Giusto pratica la sua attività da decenni. Ma l'importanza della società sportiva non si limita alla sua offerta sportiva: negli anni ha saputo essere un vero e proprio trait d'union fra il diverso sentire dei residenti, creando lega­mi anche attraverso eventi dal forte significato simbolico. Come quello che avvenne nel 1985, quando proprio Nutini si spese moltissimo per celebrare una funzione religiosa sul campo di gioco, rafforzando l'unione fra le diverse anime del posto: quella più politica del circolo di San Giusto, quella del ceto medio del quartiere di Le Bagnese, quella della parrocchia di Torre Galli. Via le divisioni, chi offre un servizio per i ragazzi in fondo ha a cuore la stessa cosa. "Il calcio a volte è un pretesto, una cornice dentro cui pro­vare a trasmettere ai giovani dei valori educativi e formativi che purtroppo rischiamo di vedere perduti.

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